Inediti d'Autore
a cura di Marco De Carolis



Fu nell'alba che a muovere
l'ulivo partì in volo la tortora,
sparse di cenere la fronda.
argentò di scaglie e
diede forma al tronco,
ai rami.Seminò piume
tra le foglie e andò
lasciando nell'azzurro
una striscia di verde
inumidito.

Nico Orengo


La civiltà dell'ulivo
Il ramoscello d'ulivo in bocca alla colomba - di Picasso - é il più classico dei simboli moderni di pace e di prosperità. L'immagine prima ci viene, pero, dall'Antico Testamento dove la colomba porta a Noé il dono divino dell'ulivo (Genesi,8,11). Albero mitico sacro ad Atena l'ulivo é particolarmente legato alla storia della Grecia che ne diffuse la coltura nel bacino mediterraneo. Con grano e vite esso appartiene alla triade fondamentale di un ecosistema di "riviere marittime" disteso sui contrafforti collinari di pié di monti che svettano sul Mediterraneo: una "civiltà dell'ulivo" peculiare, secondo geografi antichi e moderni, dell'area rivierasca del più numinoso luogo marino dell'universo mondo.
L'esplosione della coltura-particolarmente intensa, allora, sulle sponde delle Riviere ligustiche - avvenne dal XVI al XVII sec. in funzione di uno sviluppo industriale dovuto al ciclo produttivo del "sapone di Marsiglia" cui si associarono subito anche Genova e Savona. Fu una fiammata speculativa accesa dalla grande proprietà terriera a scapito di un mondo contadino ridotto, da quella congiuntura, alla miseria. La "civiltà dell'ulivo" si convertì in "febbre dell'olio" trasformando il simbolo dell'antica prosperità in "albero della fame" come recita un proverbio taggiasco ma di valenza,quanto meno, regionale. Ferdinando Braudel nella descrizione del "Mediterraneo all'epoca di Filippo II" ha rilevato, infatti, come l'espansione dell'ulivo sia andata di pari passo con l'aumento massicio delle importazioni di grano dal Nord Europa segno manifesto del "costo" della monocoltura olivicola in ambito mediterraneo. Nondimeno l' aurea leggendaria dell'albero é rimasta intatta nell' immaginario collettivo che, riandando alla memoria di Gesù in meditazione sul Monte degli Ulivi (Getsemani) per preparsi alla morte, vuole, secondo raccontari popolari, Cristo inchiodato su una croce fatta di legno d'ulivo.

Ivan Arnaldi
[sullo stesso tema: Ivan Arnaldi, Nostra Signora di Lampedusa, Leonardo Mondadori, Milano, 1992]





Per qualsiasi commento / ulteriori informazioni: info@olioroi.com