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Giovanni Peirone
commenta una poesia di Mario Luzi:
In Sé
e in ogni dove maturò l'evento,
in cielo, in terra,
nell'imo più profondo
della sua profondità,
storia ed essenza
fabbricò la sua sostanza,
causò ipse se stesso
e il suo accadere
irreparabilmente
il non dicibile
mai detto avvenimento -
niente nel mondo ne rimase esente.
Oh noi tutti chiamati
all' essere in un lampo
per ogni tempo
prima che il tempo fosse
e gettati nei suoi evi;
a pascolarlo, bradi
e sparpagliati lungo i suoi dirupi
finche s'era ciascuno
alla sua ora
levato in piedi
per la prova
di vigore e conoscenza
che di era in era indura,
aveva
fabbricato una particola
di sé la storia umana
che ancora ci tortura
come? per la liberazione sia nel nulla
sia nel pieno compimento
oh precor
Che cosa è
l'uomo perché te ne ricordi? Eppure l'hai fatto poco meno che
divino, dice un salmo.
La raccolta di Mario Luzi del 1999 si intitola "sotto specie umana";
la specie umana, e l'apparenza che del Sacramento della Comunione costituisce
il sostrato materiale della presenza di Cristo, nel Quale totalmente
si transustanzia.
Ma tutto ciò parla la lingua dei fatti: evento, avvenimento,
storia; che la vita sia sensata non è invenzione dell'uomo, accade,
attraverso la storia nostra e le nostre persone; non c'è parola
che dica questo accadere (in cielo in terra e in ogni luogo); la salvezza
accade, e come recita un canto natalizio inglese del '400, Dio si è
fatto uomo stupendo la natura, il mondo è rinnovato da Cristo
che regna; e noi, che come intuì il filosofo Heidegger siamo
pastori dell'essere, non suoi padroni, in quel tempo che è lo
spazio della vocazione nostra, del nostro compito, noi, come Lui ha
fatto accadere in modo che non si può evitare la Sua presenza
nel mondo, così siamo coinvolti in quel fatto; attraverso la
nostra storia di peccato e invocazione, di profeti e guerre, noi che
siamo quel particolare che del creato cerca l'origine, siamo trasfigurati
da quell'avvenimento, ma attraverso la prova, non come oggetti; la grazia
è attraverso il sì umano, Maria, il suo popolo, ognuno
di noi: la carne di Cristo.
Ma qui inizia il dramma: l'attesa è compiuta, tocca a me ora,
o liberazione o l'unica alternativa all'essere, il nulla, quello che
come dice la Bibbia, a seguirlo si diviene nulla. L'ultima parola è
così l'invocazione: il sì nasce da un altro, all'altro
si chiede, fiduciosi.
La massima letizia coincide con la possibilità di fallire, oggi
ci blandiscono con palliativi, con compromessi; come ripete un coro
di Eliot, si tira avanti "vivendo e in parte vivendo", quasi
fosse possibile davanti a Lui restare tiepidi; Cristo vomita i tiepidi,
insegna l'Apocalisse, la grandezza che ci è donata ci stringe
alla prova, la dignità che ci è data consiste in questo
piegarsi di Dio alla nostra volontà: Lui che crea e scuote l'universo
per un nostro sì; ma pure questo alla fine è grazia da
invocare, il sì è suscitato da un avvenimento e conservato
nell'invocazione.
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