L'ulivo...per parlare d'altro
a cura di Marco De Carolis



Idillio per B.


I bar sono belli, sai,
perché ci sono certe sedie magre,
che se guardi tra le gambe,
ti vedo che vai per la città,
ma non a piedi,
che hai sempre una macchina e una cagnetta
nere come le tue calze tese,
che compassata danno
armonia al mondo mio,
d' iggeometriche case
e tubi, colori belli,
sull'ardesia piana del paese.
La notte, non so se sai,
prendi non mai la penna rossa
e scrivi.

m.d.c.

Giovanni Peirone commenta una poesia di Mario Luzi:

In Sé
e in ogni dove maturò l'evento,
in cielo, in terra,
nell'imo più profondo
della sua profondità,
storia ed essenza
fabbricò la sua sostanza,
causò ipse se stesso
e il suo accadere
irreparabilmente
il non dicibile
mai detto avvenimento -
niente nel mondo ne rimase esente.
Oh noi tutti chiamati
all' essere in un lampo
per ogni tempo
prima che il tempo fosse
e gettati nei suoi evi;
a pascolarlo, bradi
e sparpagliati lungo i suoi dirupi
finche s'era ciascuno
alla sua ora
levato in piedi
per la prova
di vigore e conoscenza
che di era in era indura,
aveva
fabbricato una particola
di sé la storia umana
che ancora ci tortura…
come? per la liberazione sia nel nulla
sia nel pieno compimento…oh precor

Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi? Eppure l'hai fatto poco meno che divino, dice un salmo.
La raccolta di Mario Luzi del 1999 si intitola "sotto specie umana"; la specie umana, e l'apparenza che del Sacramento della Comunione costituisce il sostrato materiale della presenza di Cristo, nel Quale totalmente si transustanzia.
Ma tutto ciò parla la lingua dei fatti: evento, avvenimento, storia; che la vita sia sensata non è invenzione dell'uomo, accade, attraverso la storia nostra e le nostre persone; non c'è parola che dica questo accadere (in cielo in terra e in ogni luogo); la salvezza accade, e come recita un canto natalizio inglese del '400, Dio si è fatto uomo stupendo la natura, il mondo è rinnovato da Cristo che regna; e noi, che come intuì il filosofo Heidegger siamo pastori dell'essere, non suoi padroni, in quel tempo che è lo spazio della vocazione nostra, del nostro compito, noi, come Lui ha fatto accadere in modo che non si può evitare la Sua presenza nel mondo, così siamo coinvolti in quel fatto; attraverso la nostra storia di peccato e invocazione, di profeti e guerre, noi che siamo quel particolare che del creato cerca l'origine, siamo trasfigurati da quell'avvenimento, ma attraverso la prova, non come oggetti; la grazia è attraverso il sì umano, Maria, il suo popolo, ognuno di noi: la carne di Cristo.
Ma qui inizia il dramma: l'attesa è compiuta, tocca a me ora, o liberazione o l'unica alternativa all'essere, il nulla, quello che come dice la Bibbia, a seguirlo si diviene nulla. L'ultima parola è così l'invocazione: il sì nasce da un altro, all'altro si chiede, fiduciosi.
La massima letizia coincide con la possibilità di fallire, oggi ci blandiscono con palliativi, con compromessi; come ripete un coro di Eliot, si tira avanti "vivendo e in parte vivendo", quasi fosse possibile davanti a Lui restare tiepidi; Cristo vomita i tiepidi, insegna l'Apocalisse, la grandezza che ci è donata ci stringe alla prova, la dignità che ci è data consiste in questo piegarsi di Dio alla nostra volontà: Lui che crea e scuote l'universo per un nostro sì; ma pure questo alla fine è grazia da invocare, il sì è suscitato da un avvenimento e conservato nell'invocazione.





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